Dentro il Palazzo dei Veleni

27 02 2012

Napoli – Ad est di Napoli, lungo la strada che collega il capoluogo partenopeo ai comuni vesuviani, ci sono importanti elementi che ci consentono di ricostruire una parte del percorso compiuto dai rifiuti speciali smaltiti illegalmente in Campania. È un fatto. La discarica a lato del Palavesuvio, in via Dorando Petri oggetto di sopralluoghi della Commissione Regionale Ecomafie è il primo punto portato alla luce dalla nostra redazione. Pochi mesi dopo la denuncia, guard-rail nuovamente manomessi: sversamenti di rifiuti pericolosi e roghi a danno della salute dei cittadini della periferia orientale. Per le ecomafie, evidentemente, quello è un punto strategico.

Continuando lungo lo stesso asse viario, altra discarica abusiva: via Argine, accanto all’ITI “Marie Curie” giacciono, ormai da alcuni anni, i rifiuti di un progetto di riqualificazione dell’Astir, società a totale partecipazione regionale, che prevedeva la bonifica dei siti della strada statale 268. Una commessa di circa 20 milioni di euro. Ironia della sorte è proprio un km più avanti, lungo la sopracitata statale 268, che ritroveremo la seconda tappa.

Sulla destra, in direzione Sant’Anastasia, si può ammirare lo scheletro di un caseggiato risalente al Piano di edilizia economica popolare del comune di Pollena Trocchia (PEEP). Il periodo è quello del boom edilizio. Gli anni settanta del rampantismo cementizio. Come scrive Tonia Limatola nel volume, “Carta Straccia, economia dei diritti sospesi” l’improduttività dei terreni è uno dei fattori decisivi per i clan che operano nel business delle gomme dei rifiuti. In questo caso la situazione è rovesciata: i terreni, inutilizzabili dopo la mancata costruzione dei caseggiati, diventano una terra di mezzo in cui praticare traffici illeciti evidentemente vantaggiosi. Tutto questo visibile agli occhi di qualunque automobilista transiti lungo la strada.

Il Palazzo, accessibile da una stradina laterale di via Guindazzi, è presidiato, come abbiamo avuto modo di notare nel corso di un sopralluogo. All’interno, visibili solo a lunga distanza, montagne di pneumatici ammassate ed altri rifiuti. Perché i pneumatici sono presenti in maniera cosi imponente all’interno di entrambe le discariche e, più in generale, sono così essenziali per gli affari delle ecomafie? Innanzitutto per risparmiare sui costi dello smaltimento che, se fatto illegalmente, comporta uno sgravio di oltre il 50%. Inoltre, la combustione su un letto di pneumatici, mantiene alto il livello della fiamma anche in condizioni di intemperie, consentendo di smaltire anche rifiuti industriali come gli scarti di fonderia.

È importante fare luce su cosa accade in queste terre. Iniziare a bonificare sul serio i territori a partire da quelli che, sotto gli occhi di tutti, sono strategici agli interessi delle ecomafie. Difendere la produttività di terreni dalla importante biodiversità come quelli dell’area vesuviana. Riqualificando, perché no, anche l’immaginario di tanti cittadini che tacitamente avallano lo scempio di un bene comune: la Campania.

 

FONTE:www.inchiestanapoli.it

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