BEPPE GRILLO: NON E’ ANONYMOUS

9 06 2012
Anonymous Beppe Grillo Claudio Messora Byoblu

 L’attacco in corso contro i server di Beppe Grillo, rubricato come un’azione dimostrativa di Anonymous, lascia perplessi. Si tratta di un DOS, acronimo di Denial of Service. Letteralmente: negazione del servizio. Funziona sfruttando il limite naturale di gestione delle richieste di uno o più server web. Si inizia, ad esempio, prendendo possesso di centinaia, se non migliaia di computer, infettandoli con un generico virus (trojan, malware, chiamatelo come volete) che li rende a tutti gli effetti degli zombie, ossia schiavi ignari della volontà di un padrone silente, pronti a ricevere ordini. Quando l’obiettivo da attaccare è stato identificato, l’hacker istruisce i computer infettati affinchè si colleghino contemporaneamente al sito web preso di mira. Il risultato di centinaia, migliaia di richieste di connessione che avvengono contemporaneamente e che si ripetono a brevi intervalli sovraccarica il server del sito web sotto attacco, il quale esaurisce le risorse hardware e la banda necessarie per soddisfare una tale mole di connessioni. E muore, come una cinquecento con quattro elefanti a bordo in salita.

 Quello che sta succedendo a beppegrillo.it è esattamente questo, e l’attacco è ancora in corso. Tuttavia, non c’è stato nessun defacement, ovvero non è stato lasciato nessun messaggio sostitutivo, in luogo della home page del blog. Questo è un primo elemento che può mettere in guardia, perché anonymous in passato ha spesso rivendicato le proprie azioni dimostrative in questo modo. Inoltre, l’attacco verso un sito di informazione in rete va contro ai principi della rete di hacktivists, per i quali la rete deve essere libera e plurale.

 Allo stesso modo, la rivendicazione apparente che è stata diffusa in queste ore è singolare. Anonymous, usualmene, usa argomenti estremamente solidi in suo sostegno. In questo caso, tuttavia, sostenere che Beppe Grillo sarebbe solito fare il saluto romano non è esattamente quello che si può definire un argomento forte. Se l’ha fatto in qualche circostanza, e io non ne ho memoria ma potrei sbagliarmi, può essersi trattato probabilmente di tutto, ma è difficile credere che possa essere un tributo alla repressione fascista. Così come sostenere che Grillo è uno che spinge la gente a curarsi il cancro con metodi alternativi è decisamente una cosa strampalata. Di cose serie, dal crac Parmalat annunciato con anni di anticipo a numerose altre previsioni azzeccate, l’ispiratore del Movimento Cinque Stelle ne ha dette tante, così come non ha certo lesinato qualche boutade successivamente abbandonata (lo ricorderete mentre spaccava i computer), ma dire che si caratterizzi per essere uno strenuo sostenitore della medicina alternativa è dire una banale falsità. Rileggersi anni di post sul suo blog a ritroso per convincersene. Tacciamo dell’accusa di rovinare la barriera corallina perché francamente non saprei come commentarla. L’accenno invece alla questione del microscopio elettronico, mai chiarita del tutto, è forse l’unico ad avere riscontri oggettivi, ma di certo non è nuovo nè può essere considerato motivo sufficiente per distruggere tutto il lavoro di costruzione di un movimento politico alternativo, che proprio oggi inizia a mietere un certo successo (se meritato o meno, i prossimi mesi lo diranno).

 E forse è proprio questa la chiave di lettura: un attacco informatico di tipo Denial of Service può arrivare da chiunque e per qualunque motivo. Anche da qualcuno che lo compie per interessi personali e cerca di attribuirlo ad altri. E’ quasi impossibile stabilirne la provenienza così come è impossibile difendersene, perché richiede atrezzature sofisticate e, sostanzialmente, finirebbe comunque per impedire l’accesso al sito anche a un certo numero di visitatori legittimi.

 Da quando il Movimento Cinque Stelle ha portato a casa una città importante come Parma, e dopo che i sondaggi più autorevoli lo indicano in continua ascesa (addirittura oltre il 20%, riconoscendogli di fatto il ruolo di secondo movimento politico nazionale nelle intenzioni di voto), sembra che, in assenza di scandali neppure lontanamente assimilabili a quelli che configurano i gravi reati che investono i partiti, un intero reggimento di cavalleria composto da quotidiani e siti web di ogni ordine e grado si sia messo d’accordo per cercare un appiglio qualsiasi utile per incrinare la fiducia crescente che gli italiani ripongono in se stessi (perché il Movimento Cinque Stelle è fatto da cittadini che si riappropriano della politica).

 Così, quasi quotidianamente, nascono come funghi articoli che si chiedono chi ci sia dietro Beppe Grillo, e dopo aver individuato in Gianroberto Casaleggio l’oscuro manovratore (come se poi ogni movimento politico non avesse un ideologo che lo ispira con le sue visioni), finiscono inevitabilmente per agitare l’ombra dei poteri occulti, dimostrandosi veri e propri campioni di complottismo acrobatico (altro che Byoblu.com) pur di riuscire a metterlo in collegamento con qualsiasi cosa, non importa se dopo una serie quantica di salti nell’iperspazio con triplo avvitamento carpiato (JP Morgan). E ora l’attacco di oggi, fatto passare per un’azione di un gruppo di hacker attivisti che, anzichè prendersela contro le banche, contro la speculazione finanziaria, contro gli usurai dello stato che vessano i popoli, non avrebbero trovato di meglio che smascherare l’unica personalità di spicco che in Italia ha fatto della rete una reale alternativa ai media mainstream.

 Secondo Beppe Grillo, Anonymous questa volta non c’entra, così come ha scritto poco fa sul suo profilo Facebook. Anche io nutro forti perplessità. E le nutrono pure loro, almeno a giudicare dal loro profilo Twitter. Ben altre e più losche trame si ordiscono in questo Paese di bucanieri che affondano insieme al carico di beni comuni che stanno cercando di portare in qualche isola sperduta, al di fuori della nostra giurisdizione.

 La direzione giusta in cui bisogna guardare è ovunque si intraveda, in lontananza, una nave che affonda

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